sabato 27 dicembre 2014

UNO SPUNTO DI RIFLESSIONE DA NEW ITALIAN EPIC-WU MING

New Italian Epic, capitolo 2. Sentimento nuevo: paragrafo 3. la morte del Vecchio, paragrafo 4. Straniamento, paragrafo 5. La forma-passeggiata, paragrafo 6. 1993, paragrafo 7. Fusione di etica e stile nello "sguardo obliquo"(pagina 74- 82).

"3. La morte del Vecchio.
 .......

"Il tempo in cui scriviamo è segnato nel profondo dalle morti dei fondatori, dei capostipiti, dei "padri" che scompaiono lasciandoci orrende gatte da pelare. Noi siamo gli eredi di illusioni già evaporate: sappiamo che lo sviluppo corre su un binario morto, ma non sappiamo azionare il cambio. Le parole con cui cerchiamo di definire il cambiamento sono ancora negazioni, nate progioniere del frame avversario ("decrescita"), oppure si limitano a definirci posteri/postumi di qualcosa: postfascisti, postcomunisti, post-postmoderni, Seconda Repubblica, eccetera. [...] Diverse opere scritte oggi registrano la nostra condizione di postumi, e la rappresentano in allegoria, un'allegoria profonda. Molti dei libri che ho dfefinito "New Italian Epic" trattano del "buco" lasciato dalla morte di un "Vecchio", un fondatore, un leader o demiurgo. A volte proprio questo epiteto è usato come antonomasia: "il Vecchio".

.............

Non può essere una semplice coincidenza.
Accorgersi della ricorrenza del "Vecchio" come personaggio-assenza è un passo lungo il sentiero di lettura che ho chiamato "allegoritmo".
Si può dire che la morte del Vecchio sia il mitologema di molte opere Nie. Riprendo un termine usato dal mitologo Karoly Kerenyi: un mitologema è un "ammasso" di "materiale mitico", un insieme di racconti conosciuti formatosi nel tempo intorno a un tema, un soggetto, un racconto-base. Tale materiale è riplasmato senza sosta, rinarrato, modificato, in letteratura, nell'entertainment, nella vita quotidiana.
Un esempio di mitologema è l'arrivo nel mondo di uno straniero privo di nome e/o di passato che distrugge i vecchi equilibri, vendica i soprusi, rigenera la vita e di nuovo scompare. E' il "mitologema Yojimbo" (protagonista dell'omonimo film di Kurosawa, 1961), o "mitologema-Shane" (cfr. Il cavaliere della valle solitaria, pietra miliare del western datata 1953). L'opera più famosa di queto mitologema è Per un pugno di dollari di Sergio Leone (1963), che ricalca Yojimbo, che a sua volta si ispira al romanzo Red Harvest di Dashiell Hammett (1929). Altri film sono Il cavaliere pallido di Clint Eastwood (1985), Last Man Standing di Walter Hill (1996)e Coyote Moon di John G. Avildsen (1999). Anche i romanzi di Valerio Evangelisti Il corpo e il sangue di Eymerich (1996) e Antracite (2003) riplasmano questo mitologema.
Altro esempio di mitologema è l'uomo onesto che, vittima di un abuso di potere, si da alla macchia e diventa fuorilegge.

4. Straniamento

Ho scritto che il mio uso dell'aggettivo "epico" non ha nulla a che vedere con il cosidetto "teatro epico". Secondo Girolamo De Michele, l'affermazione  è troppo drastica e ha ragione. Certe opere della produzione Nie hanno infatti elementi in comune col "teatro epico" di Bertol Brecht. In alcune di esse, per esempio, si ostacola l'immedesimazione del lettore con l'eroe e il suo destino. L'eroe è ridotto a puro vettore dell'azione, privo di profondità psicologica, dunque non può esservi catarsi, la "scarica" finale delle emozioni provate immedesimandosi nell'eroe. Per dirla con Walter Benjamin, "anziché immedesimarsi nell'eroe, il pubblico deve piuttosto impare a stupirsi delle situazioni nelle quali questi si muove" (W. Benjamin, Che cos'è il teatro epico, 1938 - in L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica).
Tale sorpresa si verifica mediante interruzioni dell'azione, attimi di "congelamento", veri e propri e propri tableaux: l'eroe epico se li ritrova davanti e così si produce "straniamento".
Prendete un extraterrestre alto dieci centimentri e ignaro di cosa sia il cristianesimo, teletrasportatelo dentro un presepe: ecco il lettore.
Tale "straniamento", tipico della drammaturgia brechtiana, si ritrova in alcuni libri di Valerio Evangelisti (Noi saremo tutto e il "dittico messianico") e di Giuseppe Genna, ma anche in Free Karma Food di Wu Ming 5, e vi ricorre spesso anche in Corrado Lucarelli in L'ottava vibrazione.
Il libro di Evangelisti (vedasi ancora il dittico messianico) hanno almeno un'ltra caratteristica in comune col "teatro epico", quell di procedere a "scossoni" che 
[...] staccano ogni situazione dall'altra. Così si generano intervalli che tendono a limitare l'illusione del pubblico [...]. QUesti intervalli sono riservati allle sue prese di posizione critiche (nei confronti dei comportamenti dai personaggi e del modo in cui vengono rappresentati).

5. La forma passeggiata.

La "forma passeggiata" (l'erranza, l'andare a zonzo) che Girolamo De Michele, usando un'intuizione di Deleuze, individua nel neorealismo, è uno degli elementi che ritroviamo nel Nie.
Nel suo l'immagine-movimento (1983), Deleuze descrive le "erranze" del cinema neorealista come situazioni in cui

[...] il personaggio non sa come rispondere, spazi in disuso in cui smette di sperimentare e agire, per entrare in fuga, in un andare a zonzo, in un andare e venire, vagamente indifferente a quel che gli succede, indeciso sul da farsi. Ma ha guadagnato in veggenza ciò che ha perso in azione o reazione: egli VEDE, cosicché il problema ddello spettatore diventa: "cosa c'è da vedere nell'immagine?" e non più: "cosa si vedrà nell'immagine seguente?"(Deleuze L'immagine-movimento, 1984).
L'andare-a-zonzo è inoltre la situzione in cui si coglie "qualcosa di intollerabile, d'insopportabile [...] qualcosa di troppo potente, o di troppo ingiusto, ma a volte anche di troppo bello...".
Anche in 54 c'è la forma di andare-a-zonzo: il discorso libero indiretto segue ciascun personaggio in uno o più andirivieni protesi a far emergere - a conati di incertezza, scoperta dell'intollerabilee veggenza - il contesto, il quartiere, i vissuti personali, le relazioni tra gli spazi e i personaggi. Angela e Pierre passeggiano non insieme bensì in parallelo, stando ai lati opposti di via Indipendenza (nomen omen). Incertezza-intollerabilità della loro relazione-veggenza: fotografia di un amore senza futuro. E ancora la passeggiata notturna di Ettore fino a Porta Lame; incertezza del dopoguerra-intollerabilità della sconfitta-veggenza: Ettore abita già la morte. Poi gli spostamenti dentro al casinò di Cannes, eccetera.
[Il passeggiare può essere sovversivo, dare fastidio al potere: nel 1843, tuonando contro l'influenza corrutrice dei feuilettons e soprattutto di I misteri di Parigi di Eugene Sue, un deputato francese accusò il "Journal des debats" - che pubblicava il romanzo a puntate - di far passeggiare da un anno i suoi lettori per le fogne di parigine" (corsivo mio).]

6. 1993.

Il campo di forze che chiamo "New Italian Epic" è formato da un insieme di opere letterarie, di ampio respiro tematico e narrativo, scritte in Italia in lingua italiana a partire dalla fine della Guerra fredda - o meglio, dallo smottamento politico del 1993, conseguenza domestica del crollo del "socialismo reale".
Insomma opere figlie del terremoto che pose fine al vecchio bipolarismo, concepite e scritte in questa Seconda Repubblica, con alcuni salti di fase (giri di boa, eccetera) determinati da eventi come la guerra in Iugoslavia, il G8 di Genova, l'11 settembre, l'invasione dell'Iraq. Opere che di tali sconvolgimenti recano tracce - esplicite o, più sovente, in allegoria - anche a prescindere dall'intenzione dell'autore.
Ragion per cui, cercare il Nie in opere precedenti a quegli eventi è operazione che ignora la premessa. Non si vede come un'opera scritta prima della caduta della prima Repubblica possa ver tenuto conto di tale caduta.
Nelle opere Nie è frequente che l'allegoria di questi anni si rifranga a ogni grandezza, come un frattale che contiene sé stesso ad infinitum. Ogni elemento pare contenere in microcosmo l'allegoria, estrapolabile e autosufficiente. A volte salta agli occhi, come ne lromanzo di  Flavio Santi L'eterna notte dei Bosconero (2006), quandfo di un personaggio si racconta: 
Una volta in stalla si era spogliato e spalmato d imerda. "Ecco l'unto del Signore", proruppe soddisfatto allora, come un bambino che ha imparato da solo ad andare a cavallo.

[Per quanto quest'allegoria a chiave rimarrà percepibile? Oggi sappiamo che "Unto del Signore" è una delle antonomasie di Berlusconi. Ma in futuro?]
Allegorico in ogni minuto dettaglio, pur non essendo riconducibile a una sola "chiave", è Al Diavul di Alessandro Bertante(2008). L'ascesa del fascismo è raccontata dal punto di vista di Errico, figlio di artigiano anarchico che vive in un paesino piemontese, contesto a tal punto inerte che per fare politica si deve andare nel paesino a fianco. Nella prima parte del romanzo echeggia la condizione dei treanta-quarantenni di oggi, congelati in una postadolescenza in cui pare non succedere niente. Quando alla buonora Errico espatria, non c'è lettore del 2008 che non tiri un sospiro di sollievo, perché è un espatrio mentale, un espatrio vicario dell'Italia di oggi
Addirittura al "fotta" di raggiungere la Barcellona del 1932 è descritta modo da alludere ad un mito odierno, molto diffuso nella sinistra italiana di oggi: la Spagna "laica" e  "illuminista" di Zapatero, meta di molti connazionali in fuga. E' un mito figlio di ingenuità ed esagerazioni, am ha un basamento concreto nella frustrazione che ingenera il confronto tra i due paesi.
Avevo una grande forza, - racconta Errico. - E la sentivo crescere man mano che la Spagna si faceva vicina. La Spagna non era solo la mia ultima meta del viaggio. La Spagna era la mia redenzione.

7. Fusione di etica e stile nello "sguardo obliquo".

E' uno dei passaggi più controversi del memorandum, perché l'ho esteso sul paragrafo sullo sguardo "ecocentrico", mio personale esercizio di visualizzazione che ha fatto discutere.
L'adozione di punti di vista "inusitati", se motivata e non ridotta a mero giochino, è una presa di posizione etica ineludibile. Noi siamo intossicati dall'adozione di punti di vista normali, prescritti, messi a fuoco per noi dall'ideologia dei dominanti. E' imperativo depurarsi, Cercare di vedere il mondo in altri modi, sorprendendo noi stessi.
Oltre agli esempi già fatti, si potrebbe ricordare che in Scirocco di De Michele (2005) l'io narrante privo di nome continua a narrare anche post mortem, per il tempo necessario a descrivere il proprio funerale da dentro la bara (capitolo I della sesta parte).
E' un narratore non onniscente, anzi: fraintende una scena al margine delle esequie, descrivrendola come "una lite tra barboni". Poi si eclissa, addio per sempre l'io narrante non c'è più e mancano ancora novanta pagine alla fine! Non subito (che sarebbe banale), ma tre capitoli più avanti, il funerale è ridescritto da altri punti di vista, il lettore capisce cos'è accaduto, il rapporto si rovescia e ciò che stava al margine diviene centrale. La catarsi avrà luogo senza il personaggio fin lì più importante.
Nel romanzo seguente, la visione del cieco (2008), diverse scena chiave sono descritte dal punto di vista di un gatto, Merlino, unico testimone di un delitto:
suonoporta: clac-clac-cllac: aperto
luce
odoreumano:formeumane:odorenonsaputo
avvicinante saltante
scarpaveloce avvicinante: brutto: allontanante

Lungi dall'essere un espediente gratuito, la scelta trasuda com-passione verso i viventi non-umani.
Nel racconto L'insurrezione (2008), Antonio Moresco adottta una visione "apicale" della prima del Nabucco di Verdi, visto da sopra le teste dei cantanti. Collocandoci a un ipotetico "zenit" del Risorgimento (del suo melodrammma-simbolo), l'autore inaugura una sequela di straniamenti che mettono in questione ogni cliché sui miti delle origini."



"Il mio non è un romanzo a "schidionata", ma "a brulichio" e quindi è comprensibile che il lettore resti un po' disorientato." 
(Pier Paolo Pasolini, Petrolio, appunto 22a.)





Nessun commento:

Posta un commento